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Oramai è quasi passato un mese dal famoso 23 Giugno, data in cui i britannici hanno votato per uscire dalla Comunità Europea. Le procedure per l’uscita sono abbastanza complesse e richiederanno, secondo gli esperti, circa due anni. Naturalmente si presumono forti conseguenze a livello economico sia per il Regno Unito che per il resto dell’Unione Europea.

Secondo la British Phonographic Industry (bpi) nel 2015 un artista su quattro ha registrato il proprio disco in Inghilterra ed il 68 percento dei discografici Inglesi voleva rimanere in Europa.

Vediamo assieme le vendite degli artisti britannici in alcuni paesi della comunità.

Brexit

Fonte (bpi)

Ma cosa può comportare questa uscita, nell’industria musicale?

VINILI PIÙ CARI

Prima dell’Unione Europa quando un cittadino Britannico acquistava un disco in un altro paese europeo, al suo rientro a casa, doveva dichiararlo e pagarci i dazi doganali. Nonostante il Brexit, non credo che vengano ripristinati tali regolamenti, però anche se da un lato l’Inghilterra decidesse di trattare dei tassi di cambio favorevoli, agevolando così l’importazione, i costi fisici di produzione potrebbero aumentare in modo esponenziale.
Ad oggi, il maggior produttore di vinili ed il più economico, è GZ Media in Repubblica Ceca. Per l’Inghilterra, portarsi in casa propria la produzione dei vinili, sarebbe troppo dispendiosa, anche perché le case produttrici vanno, purtroppo, sempre più scomparendo.

TAGLIO DEI FONDI

Sicuramente, non facendo più parte dell’Unione, il Regno Unito non potrà più usufruire delle agevolazioni dei fondi erogati per i membri della Comunità Europea. Il Village Underground, una sala live e centri culturali londinesi, usufrisce di tali introiti.
Come sempre la musica emergente sarà quella che pagherà il maggior scotto da questa situazione.

TOUR

Ebbene sì, oramai la maggior parte delle band, ad eccezione dei Big, i maggiori introiti li ricevono dai tour più che dalla vendita fisica degli album.
Cosa cambierà? Sicuramente sarà molto più difficile spostarsi. Quando un musicista organizza un tour, fuori dall’Europa, deve chiedere il permesso di visto per suonare, quindi lavorare, nel paese extraeuropeo e il documento non deve farlo solo l’artista ma tutta la crew al seguito e vi assicuro che non sono pochi; merchandiser, fonici, stage manager, tecnici luci, tour manager, backliner. Inoltre ora i promoter dei concerti dovranno fare anche da “sponsor” alla band per garantirgli il regolare visto, cosa che non tutti saranno disposti a fare.
I costi di produzione dei concerti nel Regno Unito aumenteranno, quindi si alzeranno drasticamente anche i prezzi dei biglietti. Secondo Ticketbis i costi si aggireranno intorno ai 60€.
Le band dovranno munirsi di un documento doganale dove andranno a registrare tutte le merci in ingresso e in uscita per poterle importare e non pagarci tasse extra.

Probabilmente le grosse band non sentiranno moltissimo questo impatto economico, però i gruppi meno famosi e sopratutto gli emergenti, ne risentiranno tantissimo e parecchi eviteranno mini tour in Inghilterra, uno dei pochi paesi, ad oggi, che tratta i musicisti, seppur emergenti, come tali e non come ragazzi che suonano solo per rincorrere un sogno irraggiungibile.

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